Da quel momento – pur senza rendersene conto, e continuando a vivere come prima – Levin era continuamente sotto l'aculeo di questo sgomento della sua ignoranza. Percepiva vagamente, inoltre, come ciò che egli chiamava le sue convinzioni fosse non solo pura ignoranza, ma una tale posizione mentale che gli rendeva impossibile l'acquisto delle cognizioni a lui necessarie.
(Lev Tolstoj | Anna Karenina)
20110605
POSIZIONE MENTALE
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DUE VOLTE SOLO
"Perché poi legge continuamente tutta quella filosofia?" pensò. "Se tutta quella roba è scritta nei libri, può capirla anche lui; e se son tutte storie, che senso ha leggerle? Dice egli stesso che vorrebbe credere, e allora perché non crede? Probabilmente perché riflette troppo; e riflette troppo a causa del suo isolamento. Sempre solo, solo."
(Lev Tolstoj | Anna Karenina)
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20110529
YOU COULDN'T BE
Back in the day you had been part of the smart set
You'd holidayed with kings, dined out with starlets
From London to New York, Cap Ferrat to Capri
In perfume by Chanel and clothes by Givenchy
You sipped camparis with David and Peter
At Noel's parties by Lake Geneva
Scaling the dizzy heights of high society
Armed only with a cheque-book and a family tree
You chased the sun around the Cote d'Azur
Until the light of youth became obscured
And left you on your own and in the shade
An English lady of a certain age
And if a nice young man would buy you a drink
You'd say with a conspiratorial wink
"You wouldn't think that I was seventy"
And he'd say,"no, you couldn't be!"
You had to marry someone very very rich
So that you might be kept in the style to which
You had all of your life been accustomed to
But that the socialists had taxed away from you
You gave him children, a girl and a boy
To keep your sanity a nanny was employed
And when the time came they were sent away
Well that was simply what you did in those days
You chased the sun around the Cote d'Azur
Until the light of youth became obscured
And left you on your own and in the shade
An English lady of a certain age
And if a nice young man would buy you a drink
You'd say with a conspiratorial wink
"You wouldn't think that I was sixty three"
And he'd say,"no, you couldn't be!
Your son's in stocks and bonds and lives back in Surrey
Flies down once in a while and leaves in a hurry
Your daughter never finished her finishing school
Married a strange young man of whom you don't approve
Your husband's hollow heart gave out one Christmas Day
He left the villa to his mistress in Marseilles
And so you come here to escape your little flat
Hoping someone will fill your glass and let you chat about how
You chased the sun around the Cote d'Azur
Until the light of youth became obscured
And left you all alone and in the shade
An English lady of a certain age
And if a nice young man would buy you a drink
You'd say with a conspiratorial wink
"You wouldn't think that I was fifty three"
And he'd say,"no, you couldn't be!
(The Divine Comedy | A Lady Of A Certain Age)
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MY OWN WAY
I packed up my suitcase and left the old farm
And I went to the city where I was employed
In a firm of accountants as an office boy.
I fetched and I carried, I watched and I learned
And slowly but surely I rose through the firm.
But then I discovered my colleagues one day
Massaging the figures for personal gain
I said "I'll not wallow in this house of shame"
I'll plough my own furrow, I'll go my own way.
[...]
I fled from the capital's bourgeois malaise
And trekked through the wilderness for fourteen days
'Til I found the guerillas camped high in the hills
I asked Comrade Diaz whom I should kill.
I crept into town with a knife in my teeth
And entered the home of the Chief of Police
I stood at his bedside and raised up my blade
But then I looked to the crib where his little one lay
You murder tomorrow by killing today
(The Divine Comedy | The Plough)
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20110523
FRA QUESTI
"No, non sono il nemico del matrimonio; sono l'amico della divisione del lavoro. Gli uomini incapaci di far altro devono propagare la specie, e gli altri contribuire allo sviluppo intellettuale, al bene dell'umanità. Questa è la mia opinione. Tanta gente pretende di cumular le due funzioni; per conto mio, non son fra questi."
(Lev Tolstoj | Anna Karenina)
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PERDER TEMPO
"Cristo assiste, invisibile, alla vostra confessione," disse, additando il crocefisso. "Credete in tutto ciò che insegna la nostra santa Chiesa apostolica?" continuò il prete. [...]
"Io ho dubitato e dubito di tutto," dichiarò Levin con voce il cui timbro suonò sgradevole alle sue stesse orecchie. Poi tacque. Il prete non fiatò per qualche secondo, aspettando che Levin continuasse; poi, chiudendo gli occhi, riprese, col suo accento provinciale:
"Il dubbio è proprio dell'umana debolezza, ma bisogna pregar Dio perché ci fortifichi... Quali sono i vostri peccati principali?" aggiunse senza indugio, come se temesse di perder tempo.
"Il mio peccato principale è il dubbio. Io dubito di tutto. E sono quasi sempre in stato di dubbio."
"Il dubbio è proprio della debolezza umana, " ripeté il prete. "Di che, principalmente, dubitate, voi?"
"Di tutto. Talvolta anche dell'esistenza di Dio," disse suo malgrado Levin.
(Lev Tolstoj | Anna Karenina)
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20110517
FILO CONDUTTORE
Levin non faceva che esprimere, nel modo più sincero, i pensieri che lo occupavano da qualche tempo. Non si vedeva innanzi che la morte, ed era per lui una ragione di darsi con più ardore all'opera intrapresa. Bisognava pure occupar la propria esistenza, in un modo o nell'altro, in attesa della morte. Egli non vedeva dappertutto che tenebre, e la sua opera rappresentava ai suoi occhi l'unico filo conduttore fra quelle tenebre; ecco perché vi si attaccava con tutte le sue forze.
(Lev Tolstoj | Anna Karenina)
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PICCOLO PARTICOLARE
La morte! La fine inevitabile di tutto! Per la prima volta essa gli appariva nella sua potenza inesorabile. E quella morte era là, [...] quella morte gli era più vicina ch'egli non avesse finora creduto. Era in lui stesso, lo sentiva: fors'anche fra trent'anni, che importa il momento? Che cosa dunque fosse questa ineluttabile morte, non solo egli lo ignorava, ma mai neppure ci aveva pensato, mai neppure aveva osato guardarla in faccia.
"Io lavoro" diceva tra sé, "inseguo uno scopo, e dimentico che tutto finisce e che la meta suprema è la morte!"
Se ne stava accoccolato, nel buio, con le gambe ripiegate, le braccia intrecciate sui ginocchi, e tratteneva il respiro per rifletter meglio. Ma quanto più concentrava il pensiero tanto più chiaramente vedeva che nella sua concezione della vita egli non aveva omesso che questo piccolo particolare: la morte, che verrebbe a por fine fatalmente a tutto, sì che era inutile intraprender cosa alcuna. Era terribile, ma era così!
"Ma io sono ancora vivo, che devo dunque fare, adesso, che devo fare?" diceva tra sé con disperazione. Accese la candela, si alzò senza rumore e s'avvicinò allo specchio.
(Lev Tolstoj | Anna Karenina)
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UN ANEDDOTO
"Ecco, voi mi richiamate alla memoria un aneddoto, a proposito d'un malato al quale si davano consigli per la sua guarigione. «Purgatevi!», gli dicevano. «L'ho fatto, e son peggiorato». «Provate le sanguisughe». «Ho provato: di male in peggio». «Ebbene, allora pregate il Signore». «Ho pregato, ma il male non fa che crescere». Così io vi propongo successivamente l'economia politica, il socialismo, l'istruzione, come rimedi alla situazione che deplorate, ma ciascuna vi sembra doverla aggravare."
"Ma come serviranno al popolo le scuole?"
"Gli creeranno nuovi bisogni."
(Lev Tolstoj | Anna Karenina)
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20110505
ESTRANEO
Era questo l'abisso che egli aveva paura di scrutare. Penetrare i pensieri, i sentimenti d'un altro essere, era per lui un fatto morale estraneo, lo considerava nocivo e pericoloso.
(Lev Tolstoj | Anna Karenina)
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20110429
UN ALTR'UOMO
Tutte quelle tracce del passato sembravano dirgli: "No, tu non ci lascerai, tu non diventerai un altr'uomo, tu resterai ciò che sei, coi tuoi dubbi, col tuo eterno malcontento, coi tuoi vani tentativi di perfezione, con le tue cadute, con la perpetua attesa di una felicità alla quale non sei destinato e che costituisce per te l'impossibile".
(Lev Tolstoj | Anna Karenina)
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STATO PRESENTE
Si sentì a suo agio, e risolvette di accontentarsi del suo stato presente. Una sola cosa avrebbe ancora desiderato: diventar moigliore di quello che era stato finora.
(Lev Tolstoj | Anna Karenina)
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20110428
DUNQUE
Seguendo il viale che conduceva al pattinaggio, Levin parlava tra sé: "Non bisogna turbarsi, bisogna esser calmo. Che vuoi? Che hai? Taci, dunque, imbecille!" diceva al suo cuore.
(Lev Tolstoj | Anna Karenina)
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IL PRIMO ANTENATO
Inoltre Stepan Arkadevič, che amava la facezia allegra, si divertiva talvolta a far restare a bocca aperta un uomo pacifico qualunque, col dire che se ci s'inorgogliosisce della stirpe, non bisogna mai fermarsi al principe Rurik e rinnegare il primo antenato: la scimmia.
(Lev Tolstoj | Anna Karenina)
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20110426
STRINGI STRINGI
Come sempre la considerazione della propria morte lo rasserenava tanto quanto lo aveva turbato quella degli altri; forse perché, stringi stringi, la sua morte era in primo luogo quella di tutto il mondo?
(Giuseppe Tomasi Di Lampedusa | Il Gattopardo)
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NÉ L'UNO NÉ L'ALTRA
Né l'uno né l'altra erano buoni, ciascuno pieno di calcoli, gonfio di mire segrete; ma entrambi erano cari e commoventi mentre le loro non limpide ma ingenue ambizioni erano obliterate dalle parole di giocosa tenerezza che lui le mormorava all'orecchio, dal profumo dei capelli di lei, dalla reciproca stretta di quei loro corpi destinati a morire.
(Giuseppe Tomasi Di Lampedusa | Il Gattopardo)
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PITTSBURGH, PENN.
Nel soffitto gli Dei, reclini su scanni dorati, guardavano in giù sorridenti e inesorabili come il cielo d'estate. Si credevano eterni; una bomba fabbricata a Pittsburgh, Penn. doveva nel 1943 provar loro il contrario.
(Giuseppe Tomasi Di Lampedusa | Il Gattopardo)
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REQUISITO ESSENZIALE
"[...] Appartengo a una generaazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d'illusioni; e che cosa se ne farebbe il Senato di me, di un legislatore inesperto cui manca la facoltà di ingannare se stesso, questo requisito essenziale per chi voglia guidare gli altri?"
(Giuseppe Tomasi Di Lampedusa | Il Gattopardo)
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LA VERA CAUSA
Queste fantasie del primo mattino erano quanto di peggio potesse capitare a un uomo di mezza età; e benché don Fabrizio sapesse che erano destinate a svanire con l'attività del giorno ne soffriva acutamente perché era ormai abbastanza esperto per sapere che esse lasciavano in fondo all'anima un sedimento di lutto che, accumulatosi ogni giorno avrebbe finito per essere la vera causa della morte.
(Giuseppe Tomasi Di Lampedusa | Il Gattopardo)
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IN FONDO ALLA BOTTE
La ricchezza, nei molti secoli di esistenza si era mutata in ornamento, in lusso, in piaceri; soltanto in questo; l'abolizione dei diritti feudali aveva decapitato gli obblighi insieme ai privilegi, la richezza come un vino vecchio aveva lasciato cadere in fondo alla botte le fecce della cupidiga, delle cure, anche quelle della prudenza, per conservare soltanto l'ardore e il colore. Ed a questo modo finiva con l'annullare se stessa: questa ricchezza che aveva realizzato il proprio fine era composta solo di oli essenziali e come gli oli essenziali evaporava in fretta.
(Giuseppe Tomasi Di Lampedusa | Il Gattopardo)
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DOVE DIO VOLEVA
Sul terreno rossiccio le piante crescevano in fitto disordine, i fiori spuntavano dove Dio voleva e le siepi di mortella sembravano disposte per impedire più che per dirigere i passi. [...] Da ogni zolla emanava la sensazione di un desiderio di bellezza presto fiaccato dalla pigrizia.
Ma il giardino, costretto e macerato fra le sue barriere, esalava profumi untuosi, carnali e lievemente putridi come i liquami aromatici distillati dalle reliquie di certe sante; i garofanini sovrapponevano il loro odore pepato a quello protocollare delle rose ed a quello oleoso delle magnolie che si appesantivano negli angoli; e sotto sotto si avvertiva anche il profumo della menta misto a quello infantile della gaggìa ed a quello confetturiero della mortella, e da oltre il muro l'agrumeto faceva straripare il sentore di alcova delle prime zàgare.
Era un giardino per ciechi [...]
(Giuseppe Tomasi Di Lampedusa | Il Gattopardo)
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20110424
SOPRA OGNI ALTRA COSA
"Signore, se pensassi che mi stai ascoltando, pregherei per questo sopra ogni altra cosa: che ogni chiesa creata in tuo nome rimanga povera, priva di potere, modesta. Che non eserciti nessuna autorità se non quella dell'amore. Che non ripudi mai nessuno. Che non possieda beni materiali e non promulghi leggi. Che non condanni ma perdoni solo. Che non sia come un palazzo con i muri di marmo e i pavimenti lucenti, ma come un albero con le radici che affondano nel terreno, che protegge ogni specie di uccello e di animale e che fiorisca a primavera e offra ombra con il sole rovente e dia frutti quando è stagione, e che quando sarà il momento dia il suo ottimo e sano legno al falegname; ma che sparga molte migliaia di semi affinché nascano dei nuovi alberi al posto suo.
(Philip Pullman | Il Buon Gesù E Il Cattivo Cristo)
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20110423
PERSUASO
Così parlava sgridando in petto il suo cuore.
E il cuore rimaneva persuaso, pazientando tenacemente; ma lui, Odisseo, si rivoltava di quà e di là.
(Omero | Odissa)
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COSE GIÀ DETTE
Ma perché narrarati questo? Già ieri lo contavo in casa a te e alla tua forte sposa. Ed è odioso per me raccontare un'altra volta cose già dette.
(Omero | Odissa)
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VENTRE CANE
Niente c'è di più cane del ventre odioso, che obbliga a ricordarsi di lui per forza, anche se uno è sfinito ed ha dentro il cuore l'angoscia, come me.
(Omero | Odissa)
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